Trinità 9 aprile 1945- 9 aprile 2026
8 aprile 1945, un ragazzo in bicicletta sta arrivando a Trinità dai Molini, nostra frazione,
una madre a Petralia Sottana sta aspettando una lettera dal figlio.
Siamo agli ultimi colpi di coda di una guerra fratricida ed ingiusta come ogni conflitto.
Il ragazzo è tranquillo, ha voglia di vivere, ha una compagna che vorrebbe far conoscere alla famiglia, alla madre, vorrebbe sposarla. Ha dei progetti di vita importanti, ha avuto un ruolo di primo piano per la liberazione del nostro territorio. Non sa e non può prevedere il tradimento di un suo compagno di lotta, lui ha scelto la strada giusta: la Libertà.
Dopo l'8 settembre 1943 si è unito ai partigiani e l'8 aprile 1945 sta giungendo in paese per acquistare viveri.
Passa vicino a lui una pattuglia di soldati tedeschi, non lo nota o ....non ha voglia di notarlo, dietro un cespuglio italiani come lui, nazifascisti detti "muti" lo arrestano e lo portano a Carrù in carcere.
Lo interrogano, lo torturano, riesce a fuggire ma non conosce la città, lo riprendono, gli spezzano le gambe e lo riportano a Trinità.
9 aprile.
Dopo atroci torture per estorcergli i nomi dei suoi compagni lo legano dietro una vettura, lo trascinano per tutto il concentrico del nostro paese ... un megafono con musica ad alto volume attitisce le grida di dolore.
Una donna, in via Braida ha pietà di lui ed ordina di farla finita,.... le sue braccia lo accolglieranno come una tenera madre.
Sarà lasciato lì un giorno intero a monito per chi potrebbe emulare le sue gesta.
La madre a Petralia Sottana attende sue notizie. Una farfalla bianca giunge come ogni volta alla finestra ad annunciare l'arrivo della lettera del figlio ma, questa volta, è un'altra lettera. E' la notizia del curato di Trinità che annuncia la morte del figlio.
Tutti i sogni, le speranze di una famiglia si sgretolano.
La madre ha in seno l'arrivo del decimo figlio che porterà il suo nome e per tutta la vita il tormento di chi non c'è più. Una fgamiglia distrutta dal dolore, anche se ha avuto un grande figlio, eroe della Resistenza, salvatore di tutta una frazione e di tanti compagni ... per il suo silenzio, per il suo coraggio, ma, mai tornato nella sua terra. Avrebbe potuto tornare a casa, non fermarsi in Piemonte, non lottare per noi, ma ha scelto la strada della Libertà e dobbiamo esserne grati.
Dobbiamo conservarla ed impegnarci ogni giorno per onorare i tanti scrifici dei nostri antenati, non ci è dovuta e non è per sempre senza una lotta costante per mantenerla.