| Cappella di S. Bartolomeo (XVIII Sec.) |
| Descrizione: Situata in frazione
Savella, lungo l’antica
strada di Fossano, la cappella
di S. Bartolomeo è
una bella costruzione
barocca risalente al 1755.
Venne edificata per iniziativa
dell’abate Venceslao
Boetto, fossanese, la cui
famiglia possedeva una
grande estensione di terre
nella zona.
La cappella è una costruzione
armoniosa di
dimensioni non grandi
(capace di contenere una
cinquantina di persone) a
navata unica. L’esterno
della chiesa, rimesso a
nuovo nel 1996, è segnato
da lesene sulle pareti laterali
e in facciata; i muri
sono coperti da intonaco, mentre la porta di ingresso è sormontata da una grande finestra
e questa, a sua volta, da un timpano che conclude la facciata. All’interno, l’edificio
si presenta quindi piuttosto alto. La volta a botte è conclusa, sul presbiterio, dal
catino e dall’abside circolare. L’altare, originariamente in muratura, è stato sostituito
nel 1975 dall’attuale, donato dalla famiglia Mana.
Il campanile non è unito alla chiesa ma è posto sul tetto della cascina di S.
Bartolomeo. La campana fusa nel 1799 per iniziativa del massaro Michele Rattalino,
fu pagata con le offerte della popolazione. Elemento di pregio, nella cappella, è la
pala d’altare, grande quadro posto nell’abside, che raffigura la Madonna col
Bambino, S. Bartolomeo apostolo (con in mano il coltello in riferimento al suo martirio)
e S. Grato (rivestito delle insegne vescovili), vescovo di Aosta. Tra i due santi
è dipinto un pozzo, nel quale va a cadere la grandine. S. Grato è infatti invocato come
patrono delle campagne e protettore contro la grandine. L’opera, datata 1788, è del
pittore Giovanni Domenico Molinari, allievo del Beaumont. La tela fu sottoposta a
restauro nel 1972. Antico insediamento romano (nel 1950 si scoprirono tombe dell’epoca nei lavori di aratura), la Savella ospitò dall’epoca medievale (sec. XI) e fino al 1592 la presenza
dell’importante monastero femminile di Cellanova. Altre presenze monastiche si succedettero
nei tempi, fino alla soppressione napoleonica del 1802 e all’incameramento
dei beni ecclesiastici da parte dello stato sabaudo nella seconda metà dell’800.
Possedevano terre alla Savella i monaci camaldolesi, i padri somaschi, gli agostiniani
di Cussanio, i gesuiti di Mondovì, le monache di S. Chiara e vari ecclesiastici di
famiglie nobili.
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Giovanni Domenico Molinari - Pala d’altare: Madonna col bambino, San Sebastiano apostolo e San Grato (1788)
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